Compassion fatigue: il nemico silenzioso degli operatori sociali
C’è un tipo di stanchezza che non si vede dall’esterno. Non è la stanchezza fisica di chi ha fatto turni doppi. È qualcosa di più sottile e più difficile da nominare: la sensazione di non avere più niente da dare, di essere svuotati proprio in quel posto da cui dovrebbe venire la cura. Si chiama compassion fatigue, e colpisce in modo silenzioso chi lavora ogni giorno a contatto con il dolore degli altri.
Cos’è la compassion fatigue
La compassion fatigue è l’esaurimento emotivo che deriva dall’esposizione prolungata alla sofferenza altrui. Non è burnout, anche se spesso si sovrappone ad esso. Il burnout è il risultato dello stress lavorativo cronico in senso lato. La compassion fatigue è specifica di chi fa un lavoro di cura: infermieri, assistenti sociali, educatori, psicologi, operatori di comunità, volontari.
Chi ne soffre non si esaurisce per il troppo lavoro in sé. Si esaurisce per il peso emotivo di quello che il lavoro porta con sé ogni giorno: le storie difficili, le situazioni irrisolvibili, il dolore che non si riesce a lasciare fuori dalla porta quando si torna a casa.
Come riconoscerla
I segnali della compassion fatigue sono spesso confusi con la stanchezza normale o con la cattiva volontà. In realtà sono segnali precisi che vale la pena imparare a riconoscere: distacco emotivo crescente dai pazienti o dagli utenti, cinismo che prima non c’era, difficoltà a staccare mentalmente dal lavoro, senso di inutilità, irritabilità, disturbi del sonno, perdita di soddisfazione per un lavoro che si amava.
Se ti riconosci in questi segnali, non significa che sei diventata la persona sbagliata per questo lavoro. Significa che il tuo sistema nervoso sta mandando un messaggio che merita ascolto.
Perché il protocollo MBSR funziona per chi fa lavoro di cura
Il protocollo MBSR non è una soluzione magica. È uno strumento concreto che insegna a riconoscere i propri stati interni prima che diventino ingestibili, a creare una distanza sana tra sé e il peso emotivo del lavoro, a recuperare risorse invece di esaurirle.
Per chi fa lavoro di cura, la mindfulness non è un lusso. È una competenza professionale. Saper regolare la propria risposta emotiva, saper essere presenti senza essere sopraffatti, saper lasciare andare quello che non si può controllare — sono abilità che si allenano e che cambiano il modo in cui si vive il lavoro ogni giorno.
Un percorso pensato per chi lavora con le persone
Erogo percorsi MBSR direttamente presso strutture sanitarie, cooperative sociali ed enti in Emilia Romagna. Il formato è su misura: si parte sempre da un confronto con i responsabili per capire le esigenze specifiche del gruppo e costruire un percorso che abbia senso nel contesto reale di chi lo fa.
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